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Palazzo Guiderocchi da almeno cinque secoli fa parte della storia di Ascoli Piceno. Il Palazzo è appartenuto a una delle più nobili famiglie della città, che ha gestito il Potere in forma signorile, vale a dire con l’autorità e il carisma delle armi, ma anche forte della propria autorevolezza politica.

Ingresso Palazzo Guiderocchi

Costruito nel 1500, lo stabile ha subito parecchie manipolazioni durante la sua lunga e tormentata storia.

Estintisi i Guiderocchi, il Palazzo subì una serie di cambiamenti di destinazione d’uso diventando via via la sede del dipartimento del tesoro, del tribunale ecclesiastico e dell’archivio notarile, infine fu abbandonato al destino di diventare progressivamente un rudere nel cuore della città finché il Comune non ne consentì il recupero e la trasformazione in albergo di qualità collocato a una cinquantina di metri dallo splendido salotto della città: Piazza del Popolo.

Brevi cenni storici sulla famiglia Guiderocchi

Pur non essendo attestata una data certa, e noto che dal 1300 nei documenti regi della provincia di Ascoli Piceno è segnalata la presenza di una certa famiglia feudataria,originaria di Spinetoli, i Guiderocchi.

Tommaso Guiderocchi, figlio di Giovanni Guglielmo, fu padrone della Rocca di Morro, allora possedimento ascolano, e comandante di una guarnigione a difesa del castello e della stessa città. Cavaliere mercenario, dal 1450 al 1458 combatté sotto le insegne dello Stato Pontificio, creando alleanze di rilievo con la monarchia napoletana. Stabilitosi in Ascoli Piceno, combatté fra il 1484 e il 1487 nella guerra contro Fermo. La figlia di Tommaso Guiderocchi, Flavia, venne educata dal padre alla vita militare.

Fra il 1484 e il 1488 le ricchezze e le proprietà della famiglia Guiderocchi si fecero imponenti: l’attività di mercenario di Tommaso Guiderocchi aveva concesso Visibilità, guadagni e legami d’amicizia con la nobiltà del sud Italia. Inoltre, la morte del fratello di Tommaso, Nello Guiderocchi, consentì ai suoi familiari di ereditare numerosi beni legati all‘arcidiaconato ascolano. Nel 1488 muore Tommaso Guiderocchi e suo figlio Astolfo ne eredita le proprietà, il retaggio militare e l‘impegno politico. Di famiglia ghibellina, fu a capo del governo di Ascoli Piceno, subendo nel 1498 l‘incendio del palazzo di famiglia nel centro della città, dato alle fiamme da alcuni dissidentidi parte guelfa. L’attacco, tipico del contesto delle lotte cittadine fra guelfi e ghibellini, fu tale da costringere la famiglia Guiderocchi a ritirarsi da Ascoli Piceno, esule presso ilRegno di Napoli.

Da lì ripartì alla volta dell’ascolano nel 1501, guidando oltre un centinaio di uomini, in gran parte mercenari o fuoriusciti di parte ghibellina; occupò dapprima alcuni territori dell‘attuale provincia di Ascoli Piceno [ Castorano, Spinetoli, Monsampolo ], gettandosi poi all‘assalto della città nell’aprile dello stesso anno. Le incursioni nei possedimenti di Ascoli Non furono tuttavia sufficienti a garantirgli la capitolazione della città, che si difese strenuamente e lo costrinse ad abbandonare ogni desiderio di conquista.

Il fallimento dell‘impresa di Astolfo Guiderocchi mise in allarme gli Anziani ascolani, che evidentemente avevano percepito la passata esperienza di governo del Guiderocchi come una tirannide. Fu così che l‘anno seguente Ascoli Piceno decise di abbandonare l’indipendenza dal controllo pontificio, ottenuta nel 1482 dal papa Sisto IV attraverso la Libertà Ecclesiastica, passando nuovamente sotto l‘egida dello Stato Pontificio. Nel 1504 la città Ascoli Piceno venne infestata dalla peste e la popolazione decimata.L’occasione fu propizia per il rientro in città di Astolfo Guiderocchi e dei fuoriusciti ghibellini che sbaragliarono le difese guelfe e fecero strage di quasi tutti i capifamiglia ascolani, restaurando di fatto il governo tirannico esercitato dalla fino al 1498.

Inizialmente il cardinale e legato della Marca Alessandro Farnese tentò d‘organizzare un raggruppamento di soldatesche raduante da tutto il territorio delle Marche e perfino dalla storica città rivale di Ascoli Piceno, Fermo; l‘adunata non fu però tale da convincere il cardinale a tentare di riconquistare la città. Si preferì cercare di pacificare i dissidi cittadini e cercare di ricucire la pesante frattura fra le famiglie guelfe e ghibelline, stabilendo così nel 1505 la legittimità del ritorno della famiglia Guiderocchi nell’ascolano.

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